"Viene a galla un enorme scandalo prodotto dal capitalismo italiano, dove la salute della gente e l'ecosistema del pianeta vengono quotidianamente danneggiati per fare enormi profitti, all'interno di un sistema corrotto e marcio sino all'inverosimile che coinvolge l'intera società italiana.
Circolo Culturale Proletario di Genova"
Traffico di rifiuti, 15 arresti in tutta Italia. 37 mila tonnellate smaltite illegalmente
Roberto Maggioni , 28.02.2019 , “Il Manifesto”
Il rogo di Milano. Per la procura gli indagati hanno guadagnato un milione di euro in pochi mesi
L’inchiesta «Velenum» della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano racconta un pezzo della terra dei fuochi lombardo-veneta. I fatti si riferiscono all’incendio del 14 ottobre 2018 del capannone della Ipb Italia di via Chiasserini a Milano. Quella notte bruciarono 37mila tonnellate di rifiuti, l’odore acre restò nell’aria di Milano per giorni con un iniziale allarme per i valori di diossina, effettivamente oltre i limiti di legge, poi rientrato nei giorni seguenti. Il business illecito oltrepassava i confini i lombardi, c’è un particolare che lo racconta bene. Nelle stesse ore in cui i vigili del fuoco erano impegnati a spegnere l’incendio milanese, gli arrestati spostavano altri rifiuti a Fossalta di Piave (Venezia), a Meleti (Lodi) e a Verona.
Questa indagine mette nero su bianco che il traffico illecito di rifiuti ha cambiato verso: non più da nord verso sud, ma da sud verso nord. La Dda ha calcolato in 37mila le tonnellate di rifiuti smaltiti illegalmente dal gruppo, rifiuti indifferenziati urbani, soprattutto plastica, provenienti almeno per il 38% dalla Campania. Tra le società coinvolte due sono di Napoli e Salerno. «I rifiuti arrivavano attraverso società di intermediazione che facevano capo a due fratelli campani che sono stati arrestati» ha spiegato la coordinatrice della Dda milanese Alessandra Dolci, «le loro aziende erano le intermediarie tra i produttori di rifiuti e la Ipb». In pochi mesi il guadagno netto per il gruppo è stato di oltre 1 milione di euro, ora sequestrati.
Al calcolo manca il guadagno delle altre società coinvolte nell’inchiesta. I reati contestati sono attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, attività di gestione di rifiuti non autorizzata, intestazione fittizia di beni e calunnia. Non è stata contestata l’aggravante mafiosa ma le indagini proseguono e potrebbero esserci ulteriori sviluppi. Alcuni degli arrestati avevano precedenti per reati legati allo smaltimento di rifiuti, il «promotore ed organizzatore del traffico» è, per i magistrati, Aldo Bosina, amministratore della Ipb Italia srl. Le altre società coinvolte sono la Winsystem Groups srl e la Gea Log. Il gruppo incassava fino a 160 euro a tonnellata dalla raccolta dei rifiuti e non pagava lo smaltimento. «Possiamo considerarlo un modus operandi abbastanza frequente nel nord Italia, non solo in Lombardia. In questo caso è coinvolto anche il Veneto» ha ricordato il magistrato Alessandra Dolci.
L’inchiesta non ha ancora individuato
chi materialmente ha appiccato l’incendio, sull’origine dolosa non ci sono
dubbi. Il capannone era stato riempito di rifiuti tra luglio e fine ottobre. I
proprietari, la Ipb srl, settimane prima dell’incendio avevano segnalato ai
carabinieri movimenti anomali attorno all’area che da mesi era stata affittata
alla Ipb Italia. Nome quasi identico ma nessun legame tra le due società.
Durante un sopralluogo della Polizia Locale tre giorni prima dell’incendio i vigili
avevano constatato che il capannone era colmo di rifiuti fino al soffitto: 13
mila metri cubi di balle con la vista verso la strada coperta da alcuni
container. Il capannone però non venne messo sotto sequestro come invece
«auspicabile» ha spiegato la gip Giusy Barbara perché il funzionario di Città
Metropolitana «era privo della qualifica necessaria al compimento di
quell’atto» e gli operatori della Polizia Locale che lo avevano accompagnato
«avevano ritenuto necessario» fare alcune verifiche aggiuntive sull’origine
dell’accumulo di rifiuti. «Va tutto bene, faremo il botto» diceva uno degli
arrestati intercettato qualche giorno prima dell’incendio. Per poi dire il
giorno successivo al rogo: «hai sentito, abbiamo finito».
Tra il 2017 e il 2018 nella sola Lombardia sono andati a fuoco oltre 30
depositi di rifiuti.
Dalle intercettazioni emerge come gli arrestati fossero costantemente alla ricerca di capannoni abbandonati da riempire, e Lombardia e Veneto sono ricche di aziende svuotate dalla crisi. «La mafia ambientale esiste e va combattuta» ha commentato il sindaco di Milano Sala. «Il fatto che ci sono stati degli arresti dimostra però che la reazione è rapida e immediata. Non c’è nulla però di più efficace della prevenzione e dobbiamo avere il coraggio di guardare avanti».